Ottobre 2020. Era da una settimana che stavamo pensando se partire o meno: alla fine del mese di agosto acquistammo due biglietti andata e ritorno per Catania con l’obiettivo di trascorrere un paio di giorni al caldo, approfittandone per scoprire le bellezze della Sicilia orientale… eppure l’allora rapido peggioramento dell’emergenza sanitaria ci stava mettendo in testa qualche dubbio.
Aeroporto di Malpensa, ore 6:00 del mattino: deserto. Mascherine FFP2 e gel igienizzante alla mano, abbiamo deciso di partire per quello che sarebbe stato il nostro ultimo weekend in viaggio prima della divisione dell’Italia nelle varie zone, prima del nuovo lockdown, prima di tutto quello che ci stiamo trovando a vivere oggi.
Giorno 1 – LA RISERVA NATURALE DI VENDICARI E IL BORGO MARINARO DI MARZAMEMI
Effettuiamo tutti i controlli richiesti e ci rechiamo al nostro gate. Non avevamo ancora preso un aereo a pandemia in corso: ci troviamo in un’ amalgama di sensazioni contrastanti, tra la gioia della partenza e l’ansia del vivere un’esperienza mediocre a causa della paura.
Guardiamo fuori dal finestrino e vediamo l’Etna fumare. Realizziamo finalmente di essere arrivati a destinazione e speriamo di ritirare l’auto prenotata online qualche giorno prima per partire alla volta di Ragusa Ibla, il caratteristico centro storico della città. Sarebbe andato tutto secondo i piani… se solo non ci avessimo impiegato due ore e mezza per prelevare la macchina (almeno per farsi perdonare ci hanno dato una Fiat 500 decappottabile al prezzo di una Panda, not bad).
Accantonata l’idea di visitare Ragusa – che rimane nella nostra bucket list – non resistiamo all’idea di andare “ammare”. Optiamo per una delle zone costiere più belle della Sicilia orientale, che ci eravamo segnati spulciando qualche sito web: la riserva naturale di Vendicari. Questo angolo di paradiso, che si estende per circa 1512 ettari, si trova tra Noto e Pachino, in provincia di Siracusa. Lasciamo la macchina al parcheggio della riserva e ci incamminiamo lungo il sentiero che si fa strada tra la fitta vegetazione mediterranea, guidati dalle indicazioni scolpite nel legno dei cartelli. Niente Google Maps, niente cellulare; solo la videocamera Osmo Pocket di DJI alla mano. Arriviamo alla spiaggia, dove la finissima sabbia bianca si incontra con le acque cristalline del mar Ionio. E di fronte al mare non possiamo che provare un’emozione: felicità. Quella felicità data dalla sensazione di trovarsi per un attimo fuori dal caos del mondo, lontano da ogni problema nonché da una quotidianità che stava diventando sempre più stretta.

Non possiamo fare a meno di notare la tonnara di Vendicari, simbolo per eccellenza della riserva. Parliamo di una struttura di origine araba che con il suo grande fascino domina la zona centrale dell’oasi faunistica. Oggi le parti dell’ edificio che non sono andate distrutte, tra cui i pilastri che ne sorreggevano il tetto, la ciminiera e le case dei pescatori, sono stati completamente restaurati e riconsegnati alla comunità locale.

Prima di recarci a Noto, dove avevamo prenotato un B&B poco prima di salire sull’aereo, decidiamo di andare nel vicino borgo marinaro di Marzamemi. Situato a pochi chilometri di distanza da Pachino – di cui è frazione – e dalla stessa Noto, Marzamemi è senza dubbio una delle località più suggestive in cui siamo mai stati, complice anche l’atmosfera creata dal crepuscolo e la vicinanza al mare. Un calice di vino bianco, aperitivo a base di prodotti tipici e l’immancabile cannolo: cosa chiedere di più?


Chiudiamo la nostra prima giornata alla scoperta della Sicilia orientale con una passeggiata tra le vie di Marzamemi, prima di avviarci verso il B&B Villa Ambra di Noto: economico, semplice, accogliente e a due passi dal centro storico della capitale siciliana dell’arte barocca.
Giorno 2 – LA MERAVIGLIA DEL BAROCCO: NOTO E ORTIGIA
Suona la sveglia: inutile dire che sentiamo già la malinconia del rientro a Milano. Non ci facciamo abbattere e scendiamo a fare colazione… i prodotti locali che abbiamo trovato a tavola ci hanno messo di buon umore, pronti per affrontare una (mezza) giornata tra due città emblema dell’arte e dell’architettura di epoca barocca: Noto e l’isola di Ortigia, il centro storico di Siracusa.
In dieci minuti arriviamo a Noto, pronti per ammirare la sua meravigliosa cattedrale. Ciò che ci troviamo di fronte è però alquanto differente da quello che ci eravamo immaginati: camion, furgoni e un palcoscenico in fase di smontaggio. Scopriamo che la sera precedente la scalinata che porta alla chiesa aveva ospitato il concerto di Andrea Bocelli. Tra un’asse del palco e l’altra riusciamo a raggiungere l’entrata dell’edificio religioso: ne ammiriamo gli affreschi e i dettagli architettonici, anche se con una certa fretta… c’è la messa della domenica in corso!
Prima di lasciare Noto per partire alla volta di Siracusa decidiamo di visitare quella che rappresenta un altro esempio di architettura barocca di altissimo livello: la chiesa di Santa Chiara. Ripercorriamo la sua storia seguendo il percorso indicato all’ interno, fino a giungere alla terrazza da cui possiamo ammirare l’intero centro storico della città dall’alto.

Via il tetto della nostra 500 per godere di queste ultime ore di sole caldo e aria di mare, ci rimettiamo in viaggio alla volta dell’isola di Ortigia. Con non poche difficoltà troviamo un’ area di sosta a pagamento appena fuori dal centro storico di Siracusa. Ortigia è zona pedonale, dunque è opportuno lasciare l’auto fuori dal centro e raggiungerla a piedi attraversando uno dei due ponti che la collegano al resto della città.
Rimaniamo subito colpiti dalla bellezza dell’arte barocca che caratterizza la cittadina nella sua interezza e che trova la sua massima espressione nel Duomo di Siracusa, dove si scontra con un accentuato stile rococò. Entrata a far parte dei beni protetti dall’UNESCO in quanto patrimonio dell’umanità, è considerata la chiesa più importante della città.



Tra le vie di Ortigia si respira un’aria di spensieratezza e libertà, di vita lenta e vissuta. Decidiamo di pranzare all’aperto optando per un delizioso locale situato proprio in un vicolo dell’isola. Concludiamo la giornata con una passeggiata fino al castello Maniace, imponente struttura situata nella punta estrema di Ortigia, all’imboccatura del Porto Grande. E in un batter d’occhio è già ora di ritornare in aeroporto per consegnare l’auto e prendere l’aereo che ci avrebbe riportati a Milano; ad aspettarci ci sarebbe stata un’imminente zona rossa.
Possiamo dire di aver visitato la Sicilia orientale in meno di 48 ore? Sicuramente non nella sua interezza, ma è stato un viaggio. Un viaggio durato un weekend e che aveva già il sapore dell’ultimo. Forse proprio per questo lo abbiamo vissuto al massimo e come fosse un’ultima, vitale boccata d’aria.